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Gas serra: effetti sul clima e possibili soluzioni

gas serra

Gli scienziati li studiano da oltre un secolo e ormai non hanno più dubbi: quelli prodotti dall’azione umana sono tra le cause principali dell’alterazione climatica in atto. 

Ecco perché conoscere i gas serra e i loro effetti sul clima è il primo passo per capire e modificare la nostra impronta sul pianeta.

Cosa sono i gas serra

Quelli che comunemente chiamiamo gas serra, ma sarebbe più corretto definire gas a effetto serra, sono dei gas in grado di intrappolare nell’atmosfera una parte dell’energia solare ricevuta dalla Terra e riemessa dalla superficie terrestre verso lo spazio, provocando un riscaldamento dell’aria. Questo tipo di riscaldamento, che siamo soliti chiamare effetto serra, è dunque innanzitutto un fenomeno naturale e, se non ci fosse, la temperatura media della Terra risulterebbe di 18 °C in meno, anziché̀ gli attuali +15 °C. Da tempo però l’uomo sta pericolosamente aumentando la concentrazione dei gas serra nell’aria, destabilizzando il clima e gli ecosistemi. 

Quali sono i gas serra

Le molecole gassose che producono effetto serra sono svariate: alcune sono già presenti in natura (come il vapore acqueo, il biossido di carbonio e il metano), ma sono artificialmente incrementate dall’uomo; altre (come l’esafluoruro di zolfo o i CFC) sono state prodotte dall’industria chimica. Elenchiamo di seguito i principali gas serra di cui conosciamo in dettaglio anche gli effetti sul riscaldamento terrestre:

  • Il biossido di carbonio (CO2). Deriva dalla combustione di composti organici, come i combustibili fossili (petrolio e derivati, carbone, gas naturale). È il principale responsabile dell’effetto serra antropogenico, ovvero del riscaldamento causato dall’uomo, e si stima che contribuisca al surriscaldamento attuale al 64%. 
  • Il metano (CH4). Prodotto da fermentazioni di sostanza organica in assenza di ossigeno (quelle che avvengono ad esempio nelle risaie, nell’apparato digerente dei ruminati e nelle discariche). È 21 volte più impattante dell’anidride carbonica, ma contribuisce per il 18% al riscaldamento del pianeta, perché più raro.
  • L’esafluoruro di zolfo (SF6). È un gas serra di sintesi molto impattante (circa 24.000 volte di più del biossido di carbonio), ma fortunatamente presente in minuscole tracce. 
  • I clorofluorocarburi (CFC). Sono gas sintetizzati sin dagli anni Venti del ‘900 come refrigeranti e propellenti. Oltre a produrre effetto serra, sono considerati dalla comunità scientifica tra i principali responsabili della distruzione dell’ozono stratosferico (lo strato protettivo intorno alla Terra che filtra gran parte della radiazione solare ultravioletta dannosa per le cellule viventi).    

Il rapporto tra gas serra e cambiamenti climatici: uno studio collettivo lungo oltre un secolo

Le prime intuizioni sull’intrappolamento di una parte della radiazione solare in atmosfera furono del matematico francese Jean Baptiste Fourier nel 1827. Trentatré anni dopo, il fisico irlandese John Tydall studiò il legame tra cambiamenti climatici e composizione chimica dell’aria, finché, nel 1896, il chimico svedese Svante Arrhenius propose la teoria dell’influenza della CO2 sull’aumento della temperatura terrestre. La teoria di Arrhenius venne confermata tra il 1930 e il 1950 grazie all’apporto dei fisici E. O. Hulburt, Guy Steward Callendar e Gilbert Norman Plass. Proprio in quegli anni, a partire dal 1958, gli studiosi cominciarono la misurazione strumentale della CO2 in atmosfera, creando quello che ancora oggi è uno dei più importanti laboratori di misurazione del riscaldamento globale: l’Osservatorio di Mauna Loa, a 3396m sopra il livello del mare, nelle Isole Hawaii. 

Da allora gli strumenti per misurare le variazioni climatiche si sono notevolmente affinati e gli studi moltiplicati; al punto che oggi la comunità scientifica internazionale è in grado di fornire dati molto precisi ed incontrovertibili circa l’impronta climalterante dell’uomo sul pianeta.

Nell’Agosto 2021 l’IPCC, il più autorevole gruppo internazionale di esperti climatici, che dal 1988 monitora le alterazioni climatiche, ha divulgato il primo dei tre volumi relativi al Sesto Rapporto di Valutazione sui cambiamenti climatici.

Il Rapporto, in continuità con il precedente pubblicato nel 2013, conferma sostanzialmente ciò che era già emerso sul funzionamento della complessa “macchina climatica” terrestre, sulla risposta del sistema terra alle forzature climatiche antropiche e naturali, dunque sull’evoluzione dei parametri atmosferici (temperature, precipitazioni etc.), ambientali e marini (livelli di acidità e salinità degli oceani), sulle loro possibili evoluzioni future in base a differenti scenari di emissioni di gas serra e riscaldamento.   

In sostanza, tutte le preoccupazioni precedentemente rilevate dalla comunità scientifica vengono unanimemente confermate e non lasciano più alcun dubbio sul nostro impatto climalterante e sulla gravità della situazione.  

In particolare gli esperti sottolineano che:

  • Le temperature globali in superficie nel decennio 2011-2020 sono state di 1,1°C più calde rispetto al periodo preindustriale (1850-1900)
  • Estesi e rapidi cambiamenti sono avvenuti anche nella criosfera (ghiacciai, ghiaccio marino e permafrost) e nella biosfera
  • È probabile che precipitazioni medie globali siano aumentate su terraferma dalla metà del Novecento e che le attività umane siano responsabili della distribuzione spaziale di tali variazioni
  • Evidenze scientifiche dimostrano che l’aumento dei gas serra sia il principale responsabile del riscaldamento globale nell’ultimo quarantennio, del ritiro dei ghiacciai, della banchisa artica (superficie ai minimi da mille anni) e della fusione superficiale della calotta della Groenlandia (mentre ci sono meno evidenze sul contributo umano alla perdita di massa glaciale in Antartide)
  • È certo che le ondate di caldo siano divenute più intense e frequenti, che dagli Anni Settanta anche gli oceani globali si siano riscaldati fino a 700m di profondità; ed è altrettanto certo che le attività umane siano la causa principale dell’acidificazione delle acque marine superficiali e dell’aumento dei livelli oceanici (l’incremento medio annuo delle acque è passato da 1,3 mm/anno nel periodo 1901-1971, a 3,7 mm/anno nel periodo 2006-2018)
  • Negli ultimi 50 anni le temperature sono aumentate più rapidamente che in ogni altro cinquantennio degli ultimi 2000 anni. 
  • Nel 2019 le concentrazioni atmosferiche di CO2 erano le più elevate da almeno 2 milioni di anni. (+47% dal 1750, ovvero una variazione in meno di tre secoli causata dall’uomo che non ha pari con nessuna variazione avvenuta naturalmente e più lentamente in millenni).
  • La deglaciazione globale intervenuta dal 1950 non ha eguali da almeno due millenni
  • A causa del surriscaldamento globale e dell’alterazione dell’ecosistema naturale, la frequenza e l’intensità delle piogge è aumentata in molte regioni continentali

 

Che cosa possiamo fare per contribuire alla salvaguardia del pianeta?

Lo scenario profilato dalla comunità scientifica ha giustamente fatto il giro del mondo, indirizzando l’agenda del vertice sul clima delle Nazioni Unite (Cop26) a Glasgow. Gli obiettivi principali della politica internazionale, già esplicitati negli Accordi di Parigi del 2015, dovrebbero riguardare una drastica riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030 (del 45%); il contenimento del riscaldamento globale fino a un massimo di 1.5°C e il progressivo azzeramento dell’impiego dei combustibili fossili. L’Europa, anche se responsabile di una piccola parte delle emissioni globali, si è posta obiettivi ancora più ambiziosi: ridurre le emissioni di almeno il 55% al 2030, ponendosi come capofila nel percorso di decarbonizzazione. 

Gli obiettivi sono quanto mai ambiziosi e necessitano di cospicui investimenti per convertire un sistema economico e produttivo divenuto ormai insostenibile, oltre che dannoso. Il futuro dell’umanità dipenderà dalla nostra capacità di ripensare radicalmente la nostra convivenza sul pianeta. 

Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, modificando le proprie abitudini di consumo e riducendo gli sprechi. Per queste ragioni è importante scegliere i servizi di aziende che investono nelle energie rinnovabili e si impegnano attivamente nella lotta al cambiamento climatico.  

 

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