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Smart Working: ecco come scegliere il gestore di energia giusto

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Lo smart working ha indubbiamente i suoi vantaggi, ma quanto pesano le ore in più a casa sulla bolletta dell’elettricità?

Da inizio pandemia sono diventati oltre sette milioni gli italiani che lavorano in smart working e, di questi, poco più della metà lo fa per almeno tre giorni a settimana.

Sempre più italiani, dopo aver scoperto lo smart working, sembrano non volerci più rinunciare. Tra gli innumerevoli vantaggi vi è l'abbattimento dei tempi necessari per raggiungere il posto di lavoro, con meno stress in mezzo al traffico, più tempo da dedicare alla propria famiglia e la possibilità di avere una maggior libertà di decidere come organizzare il proprio lavoro, migliorando il proprio stile di vita e dedicando più tempo ai propri interessi.
Secondo quanto emerge dal policy brief “Il lavoro da remoto: le modalità attuative, gli strumenti e il punto di vista dei lavoratori”, realizzato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), il 55% dei lavoratori esprime un giudizio positivo sull’esperienza complessiva di lavoro da remoto, ma su alcune specifiche questioni le valutazioni sembrano evidenziare criticità. In particolare per oltre il 60% risulta problematico l’aumento dei costi delle utenze domestiche.

Quanto costa lo smart working alle famiglie italiane
Secondo alcuni dati rilevati a febbraio 2022, uno smart worker full time, che si affida ancora al Servizio di maggior tutela, arriva a spendere fino a 57 euro in più al mese nella bolletta luce e 158 euro per quella del gas, rispetto allo stesso periodo del 2021. Chi lavora in smart working full time, ma è passato al Mercato libero, invece, pagherà sempre di più rispetto all'anno scorso, ma riuscirà a risparmiare a febbraio 2022, rispetto a un lavoratore che è rimasto nel Servizio Tutelato, 45,5 euro sulla bolletta della luce e 32 euro su quella del gas, ovviamente l’entità del risparmio dipenderà dal tipo di contratto e dal fornitore scelto.
Rispetto a chi è rientrato in ufficio, e quindi a casa ha un consumo di luce e gas comunque ridotto, un lavoratore in smart working nel Servizio di maggior tutela a febbraio 2022 spenderà 17 euro in più per la luce e 39 euro in più per il gas.
Sul Mercato libero, invece, si parla di 10 euro in più per la luce e 32,5 euro per il gas per il lavoratore da remoto rispetto a chi va in ufficio.
Chi si debba far carico di questi maggiori costi è un punto ancora non chiaramente definito, anche perché la regolamentazione di questa modalità di lavoro è relativamente recente.

La legislazione italiana dello smart working
Lo Smart Working in Italia è disciplinato dalla Legge 22 maggio 2017, n.181. Con l’emergenza pandemica scoppiata nel 2019 sono stati varati alcuni decreti che hanno introdotto nuove regole per il lavoro agile. Inoltre, sono stati firmati accordi nazionali sul protocollo di funzionamento del lavoro agile sia nel settore pubblico sia in quello privato.
La Legge 22 maggio 2017, n.181 prevede che per passare al lavori agile sia necessario un accordo scritto tra datore di lavoro e dipendente che stabilisca durata, condizioni del recesso, modalità di esecuzione della prestazione, strumenti tecnologici utilizzati, nel rispetto del diritto alla disconnessione per il lavoratore. Durante l’emergenza pandemica è stata introdotta la procedura semplificata per l’accesso al lavoro agile, che non prevede di stipulare un accordo scritto con il lavoratore ma le aziende possono adottare il lavoro agile semplicemente inviando una comunicazione al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, utilizzando l’apposita piattaforma. Per le aziende private la procedura semplificata sarà in vigore fino al 31 agosto 2022.
Sebbene diverse aziende abbiano previsto bonus e incentivi per i propri dipendenti per l’acquisto di strumenti e rimborsare spese, molti rimangono i vuoti normativi specialmente dal punto di vista fiscale.

Smart Working le lacune normative
Ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere a livello normativo rispetto al lavoro da remoto. La normativa fiscale è infatti ancora inadeguata rispetto al lavoro da remoto per motivi diversi. Uno di questi buchi normativi riguarda proprio le bollette delle utenze.
L’Agenzia delle Entrate, rispondendo a un chiarimento richiesto da uno studio di ingegneria nel maggio 2021, fa sapere che «i costi sostenuti dal dipendente nell’esclusivo interesse del datore di lavoro, devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, al fine di evitare che il relativo rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente» e che quindi sia tassato. Al momento l’unico modo per rimborsare il lavoratore, senza pagare tasse, è calcolare la quota di costi risparmiati dalla società. Un passo ulteriore sarebbe riuscire a inserire tra i fringe benefit, i buoni spesa o per l’acquisto del cellulare, anche questa tipologia di rimborsi.

Lo smart working cambia i consumi energetico degli italiani
Da una parte la diminuzione degli spostamenti riduce le emissioni, in particolare di anidride carbonica, con notevoli vantaggi per l’ambiente. Lavorare da casa, dunque, contribuisce a ridurre l’impronta ecologica dell’uomo sul Pianeta.
D’altra parte, il maggior tempo trascorso in casa ha avuto ripercussioni sui consumi domestici, facendo nascere nuove esigenze, ecco perché è utile valutare nuove tariffe per l’energia che stiano al passo con le proprie esigenze e le proprie abitudini.

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